lunedì 28 luglio 2014

STORIA DELL'ASSISTENZA PSICHIATRICA: Epoca post-Basaglia

Dagli anni Ottanta ad oggi con la chiusura dei manicomi e lo sviluppo dell'autonomia professionale degli infermieri è mutato sia il concetto di assistenza in psichiatria sia il ruolo dell'infermiere nel percorso di cura.
Ce ne parla Claudia Giovannelli in questa ultima tappa attraverso la storia dell'assistenza psichiatrica. 
Ringraziamo Claudia per la sua disponibilità e collaborazione ed auguriamo a lei e a tutti gli infermieri buona 'estate' e buona assistenza!
Buona lettura!

Dopo la chiusura dei manicomi, gli infermieri vengono “liberati” anch’essi con i pazienti. Il processo di trasformazione istituzionale fu complesso e difficile, avvenne tra molteplici conflitti interni, in particolare tra gli infermieri che non si sentivano tutelati nel loro nuovo posto di lavoro e facevano fatica ad abbandonare il tradizionale ruolo di "custodi" per assumere/esprimere le potenziali capacità assistenziali nei nuovi processi di cura e riabilitazione.
Dopo la legge 180, forse per comodità, si preferì mantenere quello stigma che inquadrava ancora l’infermiere nel suo trascorso storico di custode. Nei nuovi posti di lavoro, avendo un ruolo ancora indefinito in termini di mansioni, l’infermiere era colui che sopperiva alle carenze del servizio e svolgeva ruoli e funzioni inferiori alle sue reali competenze, come quella degli amministrativi, degli autisti, dei portinai-custodi delle chiavi dei servizi, dei servitori delle altre figure professionali o, tuttalpiù e ancor più grave, l’infermiere più emergente e scaltro era colui che imitava goffamente il medico. Ecco che allora cominciammo ad appellarci alle Leggi e successivamente al mansionario che poco esplicitava i compiti in ambito psichiatrico. Il mansionario era l'unico documento a nostra tutela contro ogni abuso di mansioni inferiori ma allo stesso tempo ci castrava nel movimento espressivo della nostra crescita professionale.
Oggi l’infermiere si sta riappropriando di ampi spazi di autonomia e da una funzione di stampo custodialistico è transitato ad una di collaborazione e pianificazione dell'assistenza, pur non avendo cancellato definitivamente quello stigma che ogni tanto affiora e che ci pose sempre in una posizione di difesa.
In passato lo psichiatra era unicamente la figura che si poneva al centro del processo terapeutico, decideva e operava servendosi del supporto delle varie figure sanitarie, oggi la presa in carico è dell’equipe che, in maniera globale, crea una rete di interventi che chiama in gioco altre figure e persone esterne. Ci si proietta, quindi, a un modo di "prendersi cura" più articolato e completo.
L'operato degli infermieri in psichiatria si espleta in differenti luoghi e aree di intervento, sia istituzionali che sociali (SPDC, Centri di Salute Mentale, Centri Diurni, Comunità Terapeutiche, gruppi appartamento, domicilio del paziente, luoghi del sociale, istituzioni non psichiatriche, in aree formative, preventive, imprenditoriali, al mondo del cooperativismo, laboratori d'arte, alle sfere socio-culturali e transculturali). Si potrebbe dire che l'infermiere svolge un ruolo di mediatore tra la psichiatria e la comunità che deve accogliere, tra il paziente e il mondo al quale egli quotidianamente si relaziona.

Claudia Giovannelli, Infermiera CSM Aprilia, USL Latina



Vedi anche: 
4. La psicochirurgia 
5. La piretoterapia
6. L'ergoterapia  
7. La contenzione 
8. L'avvento degli psicofarmaci 
9. La questione etica: elettroshock e psicochirurgia

Indice:
Epoca pre-Basaglia -Tentativi terapeutici nella storia -L’elettoshock -La psicochirurgia -La piretoterapia malarica -L'Ergoterapia -La contenzione -L’avvento degli psicofarmaci -La questione etica in Psichiatria -Epoca post-Basaglia

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