lunedì 30 giugno 2014

STORIA DELL'ASSISTENZA PSICHIATRICA: L'avvento degli psicofarmaci

Dagli anni Cinquanta ad oggi gli psicofarmaci hanno creato una svolta nella assistenza psichiatrica, aprendo nuove possibilità, dibattiti, problematiche sia negli operatori della salute che negli utenti. Ce ne parla Claudia Giovannelli.
Buona lettura!

Nel 1952, dopo che Henri Laborit notò gli effetti psicologici di un nuovo anestetico, la clorpromazina, si decise di provare questo farmaco in pazienti schizofrenici. La terapia ebbe successo, e così ebbe inizio l'era del trattamento farmacologico delle malattie psichiatriche, dominato fino a quel tempo dagli interventi somatici finora descritti (vedi post precedenti) o psicologici (psicoanalisi e altre psicoterapie).
Prima gli ospedali psichiatrici erano il luogo dell'urlo. L’urlo ora rimaneva lì, nel petto, al fondo della gola. Noi non lo sentivamo. Eravamo tutti presi dal miracolo. Si potevano finalmente mettere da parte le camicie di forza, i letti di contenzione. Solo più tardi ci si rese conto che avevamo sostituito camicie di forza, fasce di contenzione con una camicia chimica.
La mente dei malati azzerata da anni di istituzionalizzazione, spesso ne fu ulteriormente annichilita. La loro sofferenza non cessò, cessarono le urla, il vociare, il bestemmiare.
Molti affermano che se non ci fosse stato l’avvento dei farmaci il processo di deistituzionalizzazione non si sarebbe mai attivato in quanto né l’individuo né la società erano pronti alla co-esistenza tra diversi. Il reingresso degli alienati nella società è stato possibile solo acquietando la voce della follia, mantenendo così l’ordine sociale.
Prima nei rapporti fra ricoverati e infermieri era questione di botta e risposta: da parte degli infermieri era una cattiveria aperta. Ora invece danno le punture e tutto finisce.
Si può rilevare che il successo terapeutico non è affatto mutato. Vittorino Andreoli afferma che i risultati di oggi, due secoli dopo, non sono maggiori o minori di quelli di Pinel. Ciò può spiegare che la follia manca ancora di una terapia specifica e ogni presidio è un semplice surrogato terapeutico, la maschera d’un effetto placebo. In questo caso la differenza tra i singoli presidi di cura è irrilevante e un bagno freddo o l’elettroshock o un recente ritrovato della farmacologia sono chiavi false di un ingresso alla follia che semmai avviene per combinazioni del momento casualmente indovinate, e dello stesso valore sia cha appartengono alla psichiatria contemporanea che a quella di Pinel.
 
Claudia Giovannelli, Infermiera CSM Aprilia, USL Latina



Vedi anche: 
4. La psicochirurgia 
5. La piretoterapia
6. L'ergoterapia  
7. La contenzione 



Indice:
Epoca pre-Basaglia -Tentativi terapeutici nella storia -L’elettoshock -La psicochirurgia -La piretoterapia malarica -L'Ergoterapia -La contenzione -L’avvento degli psicofarmaci -La questione etica in Psichiatria -Epoca post-Basaglia

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