Dagli anni Cinquanta ad oggi gli psicofarmaci hanno creato una svolta nella assistenza psichiatrica, aprendo nuove possibilità, dibattiti, problematiche sia negli operatori della salute che negli utenti. Ce ne parla Claudia Giovannelli.
Buona lettura!
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Nel
1952, dopo che Henri Laborit notò gli effetti psicologici di un nuovo
anestetico, la clorpromazina, si decise di provare questo farmaco in
pazienti schizofrenici. La terapia ebbe successo, e così ebbe inizio
l'era del trattamento farmacologico delle malattie psichiatriche,
dominato fino a quel tempo dagli interventi somatici finora descritti (vedi post precedenti) o
psicologici (psicoanalisi e altre psicoterapie).
Prima
gli ospedali psichiatrici erano il luogo dell'urlo. L’urlo ora rimaneva
lì, nel petto, al fondo della gola. Noi non lo sentivamo. Eravamo tutti
presi dal miracolo. Si potevano finalmente mettere da parte le camicie
di forza, i letti di contenzione. Solo più tardi ci si rese conto che
avevamo sostituito camicie di forza, fasce di contenzione con una
camicia chimica.
La mente
dei malati azzerata da anni di istituzionalizzazione, spesso ne fu
ulteriormente annichilita. La loro sofferenza non cessò, cessarono le
urla, il vociare, il bestemmiare.
Molti
affermano che se non ci fosse stato l’avvento dei farmaci il processo
di deistituzionalizzazione non si sarebbe mai attivato in quanto né
l’individuo né la società erano pronti alla co-esistenza tra diversi. Il
reingresso degli alienati nella società è stato possibile solo
acquietando la voce della follia, mantenendo così l’ordine sociale.
Prima
nei rapporti fra ricoverati e infermieri era questione di botta e
risposta: da parte degli infermieri era una cattiveria aperta. Ora
invece danno le punture e tutto finisce.
Si
può rilevare che il successo terapeutico non è affatto mutato.
Vittorino Andreoli afferma che i risultati di oggi, due secoli dopo, non
sono maggiori o minori di quelli di Pinel. Ciò può spiegare che la
follia manca ancora di una terapia specifica e ogni presidio è un
semplice surrogato terapeutico, la maschera d’un effetto placebo. In
questo caso la differenza tra i singoli presidi di cura è irrilevante e
un bagno freddo o l’elettroshock o un recente ritrovato della
farmacologia sono chiavi false di un ingresso alla follia che semmai
avviene per combinazioni del momento casualmente indovinate, e dello
stesso valore sia cha appartengono alla psichiatria contemporanea che a
quella di Pinel.
Claudia Giovannelli, Infermiera CSM Aprilia, USL Latina
Vedi anche:
4. La psicochirurgia
5. La piretoterapia
6. L'ergoterapia
7. La contenzione
5. La piretoterapia
6. L'ergoterapia
7. La contenzione
Indice:
Epoca pre-Basaglia -Tentativi
terapeutici nella storia -L’elettoshock -La psicochirurgia -La
piretoterapia malarica -L'Ergoterapia -La contenzione -L’avvento degli
psicofarmaci -La questione etica in Psichiatria -Epoca post-Basaglia

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