In queste settimane vi proporremo, suddiviso in parti, un articolo del Dott. Stoppa.. Da leggere come fosse un racconto ma da vivere con l'intensità di una scoperta!
Buona lettura!
Se ne deduce quindi che, più che essere degli zelanti funzionari della prova della realtà, di questa forca caudina che deciderebbe delle chance di adattamento della persona a standard di normalità decisi a tavolino, sarebbe il caso di provare ad essere dei buoni costruttori di realtà di prova. Proprio nel senso in cui, Correale, ad esempio, definisce le strutture residenziali come degli "apparati produttivi di quotidianità". Nel senso in cui, ancora, la comunità terapeutica è la cornice in cui, a certe condizioni, il soggetto realizza gradatamente la propria condizione umana di base, il suo essere uomo tra gli uomini, a contatto con oggetti che riconosce come familiari. La nostra soggettività necessita di questo fondo primario - che è psichico e allo stesso tempo già sociale - dove, ancor prima di dichiararsi come "io", con un'identità precisa, un nome, un ruolo, un'immagine da difendere, ognuno ritrova ed esplora la sua dimensione umana di base, la propria condizione qualunque (come dice Agamben), la cifra soggettiva pre-individuale (come invece sostiene un altro filosofo, Simondon). Questa dimensione dell'essere uomini la si raggiunge e la si rigenera costantemente, un giorno dopo l'altro, proprio nella quotidianità.
Bene, noi come la tuteliamo questa realtà di base, come permettiamo al paziente di ritessere questo tessuto primario dell'esperienza umana? Quando, ad esempio, gli poniamo troppo presto la questione del lavoro, insistiamo troppo presto perchè migliori la sua immagine personale o sociale, gli facciamo veramente un buon servizio? O stiamo prendendo una scorciatoia che serve a noi, perché è certamente più facile deviare la cura sui binari della normalità, del "così fan tutti", piuttosto che stare con il paziente, lì nel quotidiano, a costruire le condizioni di base dell'umanizzazione. La sua e la nostra. Ritorneremo più in la su questa impasse del controtranfert.
Ora chiediamoci, come intendere il concetto di quotidianità? E perché è così importante nella cura delle psicosi?

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